

Cammino Basiliano (con variante): da Petilia Policastro (39.11295, 16.78701) a Mesoraca (39.08204, 16.78746)
Lunghezza del percorso km 22,8; guadagno/perdita in elevazione +992/ –914 metri; quota massima 857 metri, quota minima 393 metri.
Pernotto e cena: Santuario Ecce Homo (327 245 902)
20 maggio
Se con l’efficienza il POTERE si rafforza,
Con la crescita acquisisce il volto con cui lo conosciamo.
La crescita, figlia dell’economia del profitto,
Ha alimentato l’aberrazione del senso
Sganciando la produzione dal fine:
Non si produce più per consumare,
Ma si consuma per produrre.
Crescere, idea così pervasiva
Da diventare un mito, una fede
Che fornisce le ragioni d’essere al POTERE:
Espansione, evoluzione, progresso.
Se un processo si arresta,
Se le quantità diminuiscono,
Se prevale il segno meno,
Se la povertà incombe,
L’angoscia ci pervade.
Eppure le “crescite” del mondo, non solo sono destinate a finire,
Ma si svolgono nell’alternarsi del “più” e del “meno”.
Il “di più” coincide sempre col “meglio”?
La quantità va preferita alla qualità?
Perché l’attivismo dovrebbe essere meglio dell’ozio?
La velocità della lentezza?
L’effimero della durata?
Il futuro del passato?
Il nuovo del vecchio?
Il divertimento della gioia?
La competizione della collaborazione?
Il fare della contemplazione?
Il tempo della produzione del tempo della relazione?
Il tempo del lavoro del tempo libero?
L’aumento della diminuzione?
La forza della debolezza?
(precedente – potere 3 – seguente)
Dal centro di Petilia si prende prima via Paternise, poi via Canalette ed infine via Sturzo, tutte in salita, fino a prendere sulla sinistra via Magna Grecia. Si scende, sempre su asfaltata, fino ad attraversare il ponte sul Soleo; si risale, sul versante opposto, sempre su asfaltata e dopo 1,5 km si raggiunge il santuario della Santa Spina. Si prosegue e dopo due chilometri, al bivio dell’ex agriturismo La Badessa, si prende l’asfaltata a destra che si lascia dopo circa quattro chilometri per inoltrarsi su un sentiero nel bosco a sinistra. Il sentiero si inoltra nel bosco e seguendolo porta ai ruderi della abbazia di Sant’Angelo del Frigillo. Di qui seguendo un canale in forte pendenza si raggiunge il torrente Vergari. Purtroppo il passaggio del Torrente a causa della rigogliosa vegetazione risulta impossibile. Quindi si ritorna indietro prendendo presso i ruderi dell’Abbazia una stretta asfaltata che dopo circa tre chilometri arriva a Mesoraca. Di qui si sale, su strada asfaltata, al santuario dell’Ecce Homo che si sarebbe raggiunto dopo circa due chilometri dall’attraversamento del Vergari. Il cambio obbligatorio di percorso non ha consentito di attraversare quella parte della riserva naturale del Vergari che costeggia, appunto, i due chilometri del fiume Vergari prima di arrivare al santuario dell’Ecce Homo. Infine il ritardo nella conclusione del percorso non ha consentito di fare la visita del centro di Mesoraca ed ammirare la splendida chiesa del Ritiro.
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Questa giornata di cammino è stata molto intensa. Abbiamo trovato sul nostro cammino un convento e un santuario. Il primo, il Convento della Sacra Spina dove è conservata la reliquia della spina della corona di Gesù. Arriva nel santuario nel 1523 per mezzo del francescano Dionisio Sacco di Petilia e Lodovico Albo. E’ stata molto venerata, ora non so. Il santuario era inizialmente un cenobio basiliano poi, dopo vari rimaneggiamenti, nel 1320 passa all’ordine dei Frati Minori. La chiesa è in restauro. Oggi il convento è abitato dalla Famiglia Mariana “Le cinque Pietre”. Queste simboleggiano i cinque atti fondamentali per questa comunità: la Preghiera, l’Eucarestia, la Sacra Scrittura, la Confessione e il Digiuno. Incontriamo due religiosi, Miriam e Salvatore con cui scambiamo alcuni pensieri. Sono due persone giovani, semplici che esprimono serenità, pacatezza e amore. Mi arriva un’aura di profonda fede non gridata ma meditata e vissuta interiormente senza grandi parole, una spirituaità diversa dal comune sentire.
Il Santuario dell’Ecce Homo si trova qualche chilometro fuori Mesoraca e ci ha ospitato per la sera. I frati di san Francesco d’Assisi dimorano qui da oltre cinque secoli. La primitiva fondazione del luogo sacro risalirebbe al IV secolo ad opera di monaci basiliani. Nei primi decenni del 1400 venne ristrutturato a dimora. La statua dell’Ecce Homo è opera di Fra Umile Pintorno da Petralia che la scolpì nel 1630 in legno di tiglio, dipinta al naturale e ricavata da un tronco abbattuto da un tuono.
L’accoglienza dei frati è stata molto generosa e aperta. Il Santuario era animato e risuonava di canti in preparazione della festa annuale in allestimento per il fine settimana.
I frati vivevano questo evento con entusiasmo e partecipazione, proiettati verso l’esterno, verso la gente, pronti ad accogliere i fedeli alla Messa e alla festa seguente da condividere insieme.
Ho percepito nei frati il desiderio di stare con la gente, di accogliere, di essere coinvolti nella comunità. Una fede che si fa attiva e presente nel quotidiano delle persone, così l’ho sentita.
Ancora un piccolo spazio per raccontare il mio stato d’animo nell’affrontare un sentiero incolto e, ai miei occhi, non chiaro nella traccia. Paura…… di trovarsi in difficoltà, di incontrare serpenti, di non farcela nonostante la presenza dei miei angeli custodi, mio marito e Michele. Sollecitata a stare tranquilla, ho cercato di radunare tutte le mie forze per resistere e fare quello che non avrei voluto affrontare. Qualche volta biosogna trovare il coraggio e la fiducia in chi è con te….e così è stato.
Roberta