tecnica oltre l’etica
5 Aprile 2023
fragilità
2 Maggio 2023

favola della nonviolenza

Via Peuceta: da Picciano (40.69906, 16.47176) a Matera (40.66672, 16.61108)

Lunghezza del percorso km 28,5; guadagno/perdita in elevazione +691 / -707 metri; quota massima 447 metri, quota minima 76 metri.

Pernotto: Il Tulipano (340 679 2600); cena: Annina 1937 (0835 408639)

1 aprile. Leibniz conclude la sua Teodicea con una favola usata per giustificare la presenza del male in un mondo creato da un Essere buono. Anche io vorrei concludere con una favola, ma per giustificare la superiorità della lotta nonviolenta al male causato dagli esseri umani.

Immaginiamo che io possa aver davanti tutte le rappresentazioni “possibili” degli accadimenti oltre alla rappresentazione di ciò che è accaduto realmente, come successe a Teodoro nella favola di Leibniz. Concentro il mio sguardo al 24 febbraio 2022 in un territorio dell’Est europeo, e precisamente a nord del Mar Nero. Tralascio la rappresentazione di ciò che è accaduto realmente, e mi concentro su una rappresentazione, di quelle che ho definito “possibili”. Che cosa vedo?

Vedo alcune colonne militari, di vari km di lunghezza, composte da carri armati, camion che trasportano soldati, cisterne di carburante, camion di vettovaglie che procedono verso il confine settentrionale ed orientale dell’Ucraina. Arrivati al confine, le guardie ucraine di frontiera alzano le sbarre e lasciano passare le colonne militari tra lo stupore dei soldati russi già in assetto di battaglia attendendosi la reazione violenta dell’esercito ucraino. Lo sconcerto della colonna militare russa aumenta quando vedono ai lati della strada due ali di folla della gente del posto che intonano canzoni tradizionali, canzoni che parlano della bellezza della loro terra, della nostalgia di chi è dovuto partire e sogna il ritorno, del clima di pace e serenità che si respira nelle loro comunità. Alcuni giovani soldati di leva russi (a cui era stato detto che sarebbero andati a fare una normale esercitazione e non un’invasione di un altro paese) guardano con commozione questa gente, in particolare quelle donne che ricordano le loro madri in Russia. Una signora anziana si dirige verso un mezzo militare ed invita gli occupanti a fermarsi a casa sua per bere un brodo caldo. I soldati russi accettano. Attorno alla tavola accadono episodi impensabili: l’anziana ucraina che consola il ventenne russo che da mesi non vede la sua famiglia; un altro giovane russo che aiuta il marito dell’anziana a sistemare un cancello che non si chiudeva. L’ostilità e l’odio instillato nelle settimane precedenti scompare come per miracolo, lasciando il posto a sentimenti di compassione e comprensione … I capi russi percepiscono che le cose non stanno andando per il verso giusto. Richiamano all’ordine: siamo venuti qui per far guerra! La marcia della colonna militare continua, sempre tra ali di folla di gente ferma, dignitosa, certamente contrariata per quello che sta accadendo ma che non fa trasparire alcun intento di violenza nei confronti dei russi. Non solo i giovani soldati, anche quelli con un po’ più di esperienza sono colpiti da questa reazione. Non viene sparato un colpo, non ce n’è bisogno. La marcia delle colonne militari continua, sempre tra ali di popolazione locale. Alcuni riescono ad intavolare anche dei piccoli dialoghi con i militari occupanti: Perché siete qui? Cosa avete intenzione di fare?. Quei pochi militari che accettano di rispondere dicono le stesse cose: “Ci hanno detto che l’Ucraina è piena di nazisti che intendono fare pulizia etnica nei confronti dei nostri fratelli russi … siamo venuti per difenderli”. “Vedete per caso dei nazisti qui? Vedete dei russi che sono perseguitati? Anzi, vieni con me – dice un contadino sui 60 anni – ti faccio conoscere mio genero; è russo ed ha sposato mia figlia ucraina.” Scene e dialoghi di questo tipo si ripetono lungo tutto il tragitto della colonna militare.

Sono passati due mesi. Ormai tutta l’Ucraina è occupata dall’esercito russo. L’occupazione è costata una decina di morti ed un numero limitatissimo di edifici distrutti. Pochissimi sono fuggiti dall’Ucraina verso altri Paesi. La Russia ha creato un governo fantoccio che però non riesce a governare il Paese. Infatti l’intera popolazione (non solo i giovani e gli adulti, ma anche i bambini, gli anziani, le donne) con grande efficacia sta mettendo in atto azioni di non collaborazione – sociale, economica, politica – tali da rendere difficile se non impossibile il controllo del Paese da parte dell’Amministrazione: sospensione di particolari attività sociali, boicottaggi sociali, ritiro dalle istituzioni pubbliche e dal sistema sociale, dimissione dalle cariche, scioperi, rifiuto di acquistare determinati prodotti, ritiro dei depositi bancari, rifiuto di pagare tasse e canoni, rifiuto di riconoscere dei dirigenti imposti, boicottaggio dei corpi legislativi, delle elezioni, degli impieghi, rifiuto di collaborare con le forze dell’ordine, disobbedienza civile a leggi illegittime, ritardi provocati, …). Per la Russia il controllo dell’Ucraina sta diventando un peso economico insostenibile. Insomma la coercizione NONVIOLENTA messa in atto dal popolo ucraino sta raggiungendo il risultato di convincere la Russia a fare un serio negoziato per trovare una soluzione.

Qui finisce il racconto di una delle rappresentazioni “possibili” di quello che io ho potuto vedere. Ma tutto ciò non è successo. E’ successo, invece, che gli ucraini hanno reagito con azioni violente alla aggressione russa. La reazione violenta ha provocato migliaia di morti (da ambo le parti), tanti morti bambini ucraini, distruzione ingente di edifici, milioni di profughi usciti dal Paese, … tanta sofferenza, tanto dolore soprattutto tra gli anelli più deboli della popolazione.

Perché quello che ho visto non è successo? Perché le vicende degli ultimi anni (con gravi responsabilità di tutti) in Ucraina hanno fertilizzato il terreno per lo scontro violento. Perché quelli che potevano essere degli ottimi requisiti della società ucraina  da usare nella resistenza nonviolenta (la capacità di organizzazione, la solidarietà di popolo, la leadership, la sopportazione della sofferenza, la vittoria sulla paura) sono stati utilizzati per la risposta violenta provocando il disastro che è sotto gli occhi di tutti. Perché non si è rinunciato alla violenza che era il terreno su cui l’avversario era più forte, violenza che ha aumentato la reazione violenta dell’aggressore. Perché non si è investito preventivamente sulla predisposizione di un piano generale (strategia) e sui piani particolari (tattiche) per una risposta nonviolenta favorendo l’addestramento di tutta la popolazione (anche le donne, vecchi e bambini che sono stati fatti uscire dal Paese).

Ed allora come se ne esce? Togliendo benzina dal fuoco. Mettere in campo tutte  le azioni possibili per non alimentare la guerra e fermare l’inutile sofferenza. Ora l’imperativo categorico, incondizionato (senza se e senza ma) deve essere solo questo: la fine delle ostilità militari, anche a costo di scelte unilaterali. Purtroppo quello a cui stiamo assistendo non va in questa direzione …

(nonviolenza 5 – fine)

Dal monastero di Picciano una lunga discesa conduce verso la piana fino a raggiungere la Riserva Naturale di San Giuliano col suo lago artificiale. Di qui costeggiando inizialmente il corso del Bradano e poi attraverso sentieri, tra ulivi e campi coltivati, si sale a Matera.

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