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l'inatteso

Sentiero Italia tappa S14: da Acqua delle Vene (40.98126, 14.69847) a Montevergine (40.93566, 14.72868)

Lunghezza del percorso km 10; guadagno/perdita in elevazione 610 / – 512 metri; quota massima: 1.455 metri, quota minima 1.170 metri.

20 settembre. Ieri sera sono andato a dormire alle otto e mezza. A mezzanotte ero già sveglio. Ho resistito fino alle quattro e mezza e poi mi sono alzato. Pertanto esco dal rifugio che è ancora buio. Fa freddo. Stanotte ha piovuto tanto. Accendo la luce frontale ed inizio a camminare.

Oggi è l’ultimo giorno del mio cammino e, come sempre mi accade, si confondono un misto di sensazioni: l’ansia dell’arrivo combinata alla soddisfazione di aver fatto quello che volevo; il piacere del ritorno alla familiarità di persone e cose che fanno la mia vita; l’accennata nostalgia – che nei giorni successivi aumenterà – per ciò che sta terminando.

Mi aspettano alcuni km su una strada asfaltata fino a raggiungere un rifugio da cui dovrei prendere un sentiero all’interno della faggeta. Gli alberi sono pieni d’acqua per la pioggia della notte che, ad ogni folata di vento, scende giù come se piovesse. C’è nebbia. A tratti arrivano dei banchi che la rendono così fitta da dislocarti dallo spazio e dal tempo. La nebbia modifica la percezione spirituale della realtà; se avessi camminato in questo paesaggio in una giornata di sole e caldo, sicuramente avrei avuto ben altra percezione del luogo. Ora la sensazione che mi accompagna è quella del mistero, della sospensione. Ti senti nella condizione di attesa dell’inatteso. Senti di camminare su quel delicato confine che si affaccia sull'”oltre”.

La salita nella faggeta, resa misteriosa dalla nebbia, è impegnativa per la pendenza di alcuni strappi e per la scivolosità del letto di fango e foglie marce. Sbuco su una asfaltata che percorro per alcune centinaia di metri avvolto da folate di vento freddo e prendo il sentiero per raggiungere la cima di Monte Vergine a circa 1.500 metri. Sono completamente avvolto dalla nebbia. Vedo solo un tappeto ovattato sotto di me. Non potrò godere, purtroppo, della visione del panorama di tutta la piana di Avellino.

La mia meta, l’abbazia di Montevergine, è prossima. Scendo nella faggeta attraverso un sentiero molto ripido, reso insidioso dal fondo bagnato, con molta calma ed attenzione. Dopo un po’ appare il piazzale asfaltato dell’ingresso dell’Abbazia.

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