strade sbagliate
28 Ottobre 2020
euristica della paura
30 Ottobre 2020

dipendere da una batteria

Sentiero Italia tappa R9: da Castel del Monte (gps 41.08471, 16.27080) a Lama d’Api (gps 41.02076, 16.41230)

Lunghezza del percorso km 28,7; guadagno/perdita in elevazione 492 / – 611 metri; quota massima: 515 metri, quota minima 330 metri.

Centri attraversati: Castel del Monte.

Cena e pernotto a Tenuta Tedone Consolini (346 515 4493)

23 ottobre. Stamattina alla partenza una spiacevole sorpresa: il GPS non funziona più. Faccio alcuni tentativi per rianimarlo ma invano. Quando si percorrono sentieri non segnati per la prima volta l’uso del GPS è indispensabile. Non cammino su strade statali, provinciali o comunali che hanno i loro bei cartelli con indicata la località da raggiungere e la distanza. E non è neanche la sentieristica che si potrebbe trovare altrove dove oltre alla cura del sentiero (sempre pulito e percorribile) c’è una segnaletica costante che rende superfluo l’uso del GPS. Ci sono bivii frequenti di fronte ai quali devi fare la scelta giusta; ci potrebbero essere tratti che non sono sentieri ma solo tracce da individuare; il sentiero potrebbe essere sporco per i primi dieci metri e tu pensi che di lì non ci sia passaggio … Meno male che prima della partenza sono stato previdente ed ho caricato le tracce del percorso anche sul cellulare. Certo il cellulare non ha l’affidabilità di un GPS soprattutto quando ci si trova in aree coperte dove il segnale dei satelliti non arriva chiaro; in quei casi ci può essere un errore nella segnalazione della posizione anche di alcuni metri. Ed alcuni metri in un bosco fitto sono tanti. Ma poi il cellulare ha un altro problema: la batteria. Tenere acceso il geolocalizzatore consuma parecchio la batteria. E poichè cammino per 7-8 ore, temo che la batteria possa scaricarsi … e se si scarica all’interno di un bosco avrei dei seri problemi.

Uscito dalla masseria in cui ho passato la notte, mi muovo con passo sostenuto percorrendo il primo tratto di alcuni chilometri della strada provinciale che unisce Castel del Monte ad Andria, cercando, così, di ridurre il tempo di cammino. Devo raggiungere in località Posta di Grotte Piccola il tracciato dell’Acquedotto che dovrò poi percorrere per quattro chilometri.

Che strano far dipendere il camminare da una batteria del cellulare. Le nostre azioni sono sempre più assistite dalla tecnica. E se è vero che questa assistenza facilita il nostro vivere, è anche vero che ci rende sempre più vulnerabili e deboli. Molto probabilmente, nel passato, un camminatore libero dalla dipendenza tecnica se la sarebbe cavata meglio di me che sono dipendente da un cellulare per muovermi. Mi viene in mente un bel libricino che lessi alcuni anni fa La vocazione di perdersi – Piccolo saggio su come le vie trovano i viandanti di Franco Michieli che camminava in luoghi ampi e sconosciuti alla maniera dei nostri antenati, senza alcun ausilio tecnico, facendosi guidare dal sole e dal suo istinto (come fanno gli animali).

E’ un camminare ispirato all’essenzialità in cui ti liberi da ogni dipendenza. Bastare a se stessi, l’autarchia di Diogene che camminava per Atene e dintorni con una bisaccia contenente solo una coperta, una scodella, una tazza. Dormiva per strada, come un cane. Si racconta che un giorno vide un bambino che beveva nel cavo della mano. Allora arrabbiato prese la tazza dalla sua bisaccia e la buttò via dicendo: “Un bambino mi ha battuto per semplicità”. E poi buttò via anche la scodella quando vide un altro bambino che avendo rotto la sua mangiava le lenticchie nel cavo di una pagnotta. Ci vuole coraggio per l’homo technologicus a ridimensionare lo spazio che la tecnica occupa nella sua vita: sarà disposto a barattare un po’ più di comodità per una maggiore libertà?

Continuo a camminare sul mio sentiero che ad un certo punto devia per una via detta del Tagliamento. Una strada larga che scorre tra vigneti di bombino bianco e rosso a cui attingo ogni tanto, come pure riesco a cogliere qualche fico secco dimenticato sugli alberi; il pesco e il mandarlo sono gli altri compagni di questa via.

Il pezzo finale della tappa è all’interno di piccoli boschi dai nomi improbabili o al limitare di essi: Cecibizzo, Stracciacappello, Fenicia, Scoparella. Alle 14 giungo a Lama D’Api.

Comments are closed.