
2026
martedì e venerdì di luglio al Parco Verde per dialogare di politica ed impegno civico
“A che serve la politica?” A far soldi ed acquisire potere: è la risposta che in molti darebbero alla domanda.
Come dar loro torto quando assistiamo al penoso spettacolo che ci offre la politica oggi? Come non essere invasi da un moto di sdegno quando vediamo soggetti inadatti che occupano posti di responsabilità solo grazie alle loro capacità di costruire intrighi e non certamente per le competenze richieste dal ruolo che ricoprono? Come non provare un moto di rabbia per lo spreco di denaro pubblico utilizzato per finanziare i loro privilegi?
Questo triste spettacolo aumenta in tanti il distacco e la repulsione per la politica e la convinzione che a farla siano i peggiori: il crescente astensionismo elettorale ne è conferma.
Eppure nonostante questo quadro penoso, non riusciamo a disinteressarci completamente della polis probabilmente perché siamo esseri naturalmente sociali e quindi con la tendenza a impegnarci per gli altri con l’obiettivo di raggiungere la felicità e creare armonia nella città, secondo quanto pensavano Aristotele e Platone.
Nel contesto attuale esiste ancora questa possibilità?
Alcuni pessimisticamente pensano che la politica sia irriformabile, e pertanto si condannano all’inattività sociale e politica.
Altri, pur consapevoli delle difficoltà, pragmaticamente, provano ad impegnarsi anche se frequentemente devono registrare incomprensioni ed insuccessi.
E poi c’è chi cerca di appagare il bisogno di socialità con surrogati di partecipazione: chiacchiericcio e polemiche su vari argomenti che di volta in volta vengono posti all’attenzione dell’opinione pubblica; partecipazione diretta o indiretta ai grandi e continui eventi sportivi, musicali; rituali del consumismo di massa (“farsi un giro” ai centri commerciali nel fine settimana, “farsi un giro” alla località turistica pubblicizzata dall’influenzer su TikTok, “farsi il viaggio” alla meta turistica di tendenza, …).
Oppure la nostra voglia di partecipazione viene addirittura cancellata dal pigro restare sul divano di casa, a fare scrolling compulsivo sul telefono, a vedere serie, film documentari eventi sportivi sulle piattaforme di intrattenimento, a vedere trasmissioni spazzatura o fare zapping in TV, …
Costantemente avvertiamo il rischio concreto di essere fagocitati nel vortice di una chiusura individualistica ed egoica, rimanendo intrappolati nei nostri piccoli mondi virtuali.
Questioni che fino ad un po’ di tempo fa suscitavano interesse (la crisi ambientale, i conflitti regionali, la giustizia internazionale, …) oggi lambiscono appena l’attenzione di molti ed ancor meno il moto di reazione che avrebbe favorito l’incontro con altri per mettere in campo azioni e politiche comuni di tutela.
Per chi non è ancora risucchiato completamente dal sistema dell’individualismo e dell’istupidimento, sono tempi drammatici, perché da una parte sente la spinta ad agire per tutelare diritti ma dall’altra non trova le condizioni e le possibilità d’implementare la sua volontà.
Se poi si prendono in esame i processi involutivi delle nostre “democrazie” (alcuni autori ormai usano il neologismo di “democrature” per denunciare le svolte autoritarie delle democrazie) che stanno progressivamente svuotando quella “sovranità” che le costituzioni riconoscevano al singolo cittadino, il quadro diventa sempre più fosco perché constatiamo che viene colpita l’efficacia dell’azione civica, ovvero il cittadino non riscontra l’incidenza che il suo pensiero e la sua azione dovrebbero avere sul tessuto sociale.
Un esempio per tutti riguarda le leggi elettorali che svuotano, ormai, quasi completamente il nostro potere di voto: sì, ci fanno votare ancora, ma decidono loro chi devono essere i nostri rappresentanti.
Per non parlare del progressivo restringimento dei diritti che la Costituzione ci garantirebbe.
Quei poteri derivanti dalla sovranità pratica (sancita nell’art. 1 e 118 della nostra Costituzione) e dal corredo di diritti definiti nella prima parte della nostra Costituzione, sembrano più compromessi rispetto ad un passato recente con la conseguenza della loro scarsa efficacia pratica: il potere di produrre informazioni e interpretazioni sulla realtà; il potere di cambiare le coscienze usando i simboli; il potere di costringere le istituzioni a funzionare in coerenza con la loro missione; il potere di cambiare concretamente le situazioni; il potere di creare alleanze e partnership.
In una situazione siffatta, chi non si rassegna ad essere inglobato nel meccanismo di un sistema istupidente ed asservente, ed è intenzionato ad esercitare quei poteri civici che la Costituzione gli riconosce per tutelare diritti, cosa può fare?
Forse disponiamo di poteri civici su cui abbiamo, ancora, una piena sovranità e che, quindi, se esercitati collettivamente e con intelligenza, potrebbero avere l’efficacia desiderata. In particolare il potere di decidere quali beni e servizi consumare e come utilizzare il nostro denaro. Questi poteri se esercitati coinvolgendo gruppi di cittadini in rete, coordinati, potrebbero avere una efficacia tale da produrre trasformazioni nella direzione della transizione ecologica e sociale che tutti noi auspichiamo.
Ci sono questioni che oggi si impongono con maggiore urgenza e per le quali varrebbe la pena spendere energie esercitando i nostri poteri: la grave crisi del diritto internazionale a causa delle politiche di potenza il cui unico linguaggio è la guerra; l’aggressione alla Terra a causa di un modello economico predatorio mirante solo al profitto; il disconoscimento dell’umanità degli esseri umani la cui esistenza viene subordinata alle sole leggi del potere e del profitto.
Sul versante dell’efficacia, la nostra azione dovrebbe essere compiuta nell’orizzonte locale – pur nella cornice di un’ottica universale -, un orizzonte limitato dove è ancora possibile esercitare decisioni e scelte controllabili, nel senso che sono ancora pienamente solo in nostro potere e non dipendono da altri poteri – più grandi di noi – che ne potrebbero inficiare l’efficacia.
Si potrebbe pensare alla creazione di piccole comunità di pratica (gruppi di almeno 10/15 persone) dove è ancora possibile praticare una vera democrazia interna ed arginare quei fenomeni di protagonismo che corrompono l’azione politica. Piccole comunità di pratica che dovrebbero costituire i nodi di una vasta rete con funzioni di organizzazione, coordinamento, amplificazione delle azioni e delle politiche delle comunità di pratica, condizione per la loro efficacia pratica.
Solo a titolo di esempio, ecco alcune azioni che potrebbero essere sperimentate nelle piccole comunità di pratica e che coordinate dalla rete all’interno di un sistema di comunicazione democratica potrebbero diventare contagiose e quindi aumentare di numero e pertanto di efficacia: obiezione finanziaria con la decisione di depositare il proprio denaro presso istituti di credito che dichiarino una policy e di fatto abbiano una pratica etica (non investire in armi, finanziare realtà che lavorano per la transizione ecologica, …); scelta di non consumare prodotti e servizi di imprese sospettate di non tutelare diritti; creare delle comunità di consumo che si relazionano direttamente con produttori locali assicurando loro l’acquisto dei loro prodotti coltivati a km 0 e naturali; …..
Discuteremo e ci confronteremo su questi temi – mantenendo sempre l’intento di finalizzare i discorsi all’azione – i martedì e venerdì di luglio nella cornice del Parco Verde, un parco pubblico collocato alla periferia ovest di San Severo.
“La politica è la possibilità di raggiungere il più grande di tutti i beni mediante l’azione, ovvero la felicità per l’intera comunità” (Aristotele)
Programma
Informazioni utili
Luogo di ritrovo: Parco Verde a San Severo (coord. gps 41.681861, 15.361991)

Cosa portare: E’ consigliabile dotarsi di uno sgabello portatile (tipo questo) per partecipare comodamente al dialogo