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27 Ottobre 2025
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27 Ottobre 2025

ironia

Cammino dell’Inglese: da Palizzi (37.96611, 15.98703) a Bova (37.99456, 15.93268)

Lunghezza del percorso km 13,4; guadagno/perdita in elevazione +980/ –445 metri; quota massima 814 metri, quota minima 270 metri.

Pernotto e Cena: a cura di Cooperativa “San Leo” (347 304 6799)

19 ottobre

L’ironia non è semplicemente un gioco linguistico,

O una forma di sarcasmo.

E’ lo sguardo del pensiero

Che annienta ogni cosa,

Consapevole della impermanenza e della inconsistenza del tutto.

E’ la risata

Che accompagna la nostra impotenza

Di fronte al destino imprevedibile,

E al mondo inconoscibile.

E’ la partecipazione all’umorismo della realtà,

Dove tutto diviene, tutto scorre, tutto di dissolve.

Sulla tragica serietà dell’ironia

Può fondarsi la speranza autentica,

Che consapevole dell’impermanenza

Non si volgerà ad un futuro illusorio,

Ma alla realtà del presente

Per costruire un senso

Nonostante l’apparente impossibilità.

(precedente – speranza 10 – seguente)

Si lascia Palizzi passando sotto il castello e si prosegue a destra lungo una pista che inizia a salire di quota. Dopo i primi 3 km la pista diventa sterrata. Si cammina immersi tra le aspre cime e le profonde vallate del Parco Nazionale dell’Aspromonte. Di fronte è visibile la rocca di Bova e a sinistra l’imponente sagoma dell’Etna. Si passa vicino alcuni insediamenti rurali (il villaggio disabitato di Cavalli e la Valle dei Mulini). Finita la discesa, dopo aver attraversato un ponte, ed essere saliti per alcuni tornanti, si prende a destra un’antica mulattiera che – in alcuni tratti con forte pendenza – conduce a Bova.

A Bova c’è una vera antica colonia greca […] i bovesi sono particolarmente ansiosi di informare il forestiero che non hanno rapporti con i moderni immigrati di Albania. […] La grande altezza alla quale la città è costruita e la sua remota lontananza da ogni canale di comunicazione con la capitale, rendono tedioso e difficile persino il più ordinario traffico di necessità.” (Edward Lear, Diario di un viaggio a piedi, Londra 1852)

1 Comment

  1. Roberta ha detto:

    La natura dell’Aspromonte mi ha davvero affascinato. Un susseguirsi di monti che sembrano parlarsi, posizionati in modo irregolare, ricchi di una vegetazione verde, bassa che contrasta con il giallo dell’erba secca dopo l’estate. Colori dei monti che cambiano nella giornata rispetto al sole, ora illuminati dalle albe e dai tramonti, ora scuri se all’ombra, con toni che vanno dal verde, all’arancio, al viola, al blu.
    Monti solcati dal bianco delle larghe fiumare, lunghe striscie di ghiaia bianca che come un serpentone si infilano tra i monti verso nord e a sud sfociano più dolcemente verso il mare. Asciutte d’estate, con acqua solo se piove abbondantemente. Valli profonde, scoscese, che sembrano nascondersi tra i declivi impervi senza lasciare intravvedere l’uscita.
    Borghi pennellati sulle falde o sulle cime dei monti che parlano di antiche storie, di vissuti difficili, di asprezza e fierezza del carattere degli abitanti, modellato dalle loro stesse montagne.
    La vista lontano del mare blu placa questa ruvidezza del territorio e distende l’animo che gioisce anche della vista dei giardini di bergamotto, di aranci e di ulivi sui crinali più morbidi.
    Tutto questo parla di una Bellezza che le parole non esauriscono ma che riempie il cuore, ci porta oltre, verso un qualcosa o qualcuno indefinibile ma infinitamente abbracciato nel mio animo.

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