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l'età della verità

10 settembre camminata notturna e meditazione filosofica sulla vecchiaia

Dei vecchi non se ne vuol parlare perché fanno pensare alla morte. Non so, perciò, che successo potrebbe avere la proposta di una pratica filosofica su un tema come la vecchiaia a cui la stragrande maggioranza non vorrebbe proprio rivolgere i suoi pensieri.

E’ pur vero che alcuni filosofi del passato l’hanno celebrata come il tempo della saggezza, del compimento, della soddisfazione: ma è proprio così? Nell’esperienza reale sembra piuttosto il tempo della dispersione caratterizzato, spesso, dal tedio della vita e dal desiderio della morte. Un tempo di rassegnazione ed indifferenza con pietosi tentativi di mascheramento per esorcizzare l’età che avanza. Un tempo anche di sconfortata ribellione perché non si è più quelli di prima.

Ma la vecchiaia è anche l’età dell’immobilità del tempo. Quando la progettualità è sospesa e le relazioni e reazioni diradano, il tempo non scorre più, resta immobile. E così il vecchio non è più travolto dal divenire, ma abita la stabilità, ha il privilegio di districarsi dall’apparire per stabilizzarsi nell’essere. Acquisisce, così, una posizione che gli permette di guardare il mondo nella sua verità, al di là degli infingimenti con cui spesso lo imbellettiamo.

E allora, potrebbe valere la pena di partecipare ad una camminata al chiarore della luna attraverso luoghi che trasudano vecchiaia per gettare uno sguardo insolito – e veritiero – sul mondo, oltre le illusioni con cui l’addobbiamo.

Non v’è dunque che un’età sola. Oppure, come possiamo anche dire, tutte le altre età sono faccende da psicologia. Solo la vecchiaia è in sé. Soltanto essa non chiede meno di una metafisica per essere trattata adeguatamente. […] Il vecchio è l’immagine figurale della cosa in sé ” (Manlio Sgalambro, Trattato dell’età)

“Sono stupito, deluso, contento di me; sono afflitto, depresso, entusiasta. Sono tutte queste cose insieme, e non so tirare le somme. Sono incapace di stabilire se alla fine valgo o non valgo, non ho un giudizio da dare su me stesso e sulla mia vita. Non c’è nulla di cui mi senta veramente sicuro […] Quando Lao-Tzu dice: ‘Tutti sono chiari, io solo sono offuscato’, esprime quello che provo io ora, nella mia vecchiaia avanzata […] Eppure ci sono così tante cose che mi riempiono: le piante, glia animali, le nuvole, il giorno e la notte e l’eterno che è nell’uomo. Quanto più mi sono sentito insicuro di me stesso, tanto più è cresciuto in me un senso di affinità con tutte le cose. Anzi, è come se quel senso di alienazione, che per tanto tempo mi ha separato dal mondo, adesso si fosse trasferito nel mio mondo interiore, rivelandomi un’insospettata estraneità a me stesso” (Carl Gustav Jung, Autobiografia)

  • Posti disponibili: 40
  • Quando: 10 settembre
  • Tipologia di pratica filosofica: meditazione filosofica
  • Quota di partecipazione: libero contributo
  • Termine per le prenotazioni: entro il 9 settembre 2022
  • Modalità di prenotazione: con messaggio whatsapp, messenger, mail

Programma

  • ore 18, 45 ritrovo alle pendici della collina su cui è situato il monastero di Sant’Agata sulla SP 42b, circa 2,5 km dal bivio sulla SS 16 (coord. gps 41.88512, 15.23823)
  • ore 19,15 arrivo, dopo una breve e facile salita, al sito archeologico del Monastero; visita storico-archeologica e meditazione filosofica
  • ore 22,30 ritorno alle auto

Informazioni utili

Cosa portare: una torcia (va bene anche quella del cellulare); una stuoia o una piccola sedia portatile per seguire comodamente l’attività; una felpa leggera (potrebbe far fresco)

1 Comment

  1. Lella Russi ha detto:

    “. . . Eppure ci sono così tante cose che mi riempiono: le piante, glia animali, le nuvole, il giorno e la notte e l’eterno che è nell’uomo. Quanto più mi sono sentito insicuro di me stesso, tanto più è cresciuto in me un senso di affinità con tutte le cose. . . .” (Carl Gustav Jung,

    Si vive negli anni esprimendo continuamente giudizi , allo scopo di sottolineare una propria diversita’ che nasconde un sentimento di propria ‘superiorita’ invece molto presente : io a differenza tua la vedo cosi’; io sento questo; io invece mi comporto cosi’; diversamente da te penso invece questo; . . . e cosi’ via.

    Quando si procede negli anni si afferma in ognuno la consapevolezza ” io sono questo” , senza il confronto, senza la percezione di superiore diversita’, e la separatezza dagli altri piano piano si annulla, si entra in una bolla di comune destino umano in cui la voglia e’ ridurre le distanze per avvicinarsi quindi alle persone e alle cose che il mondo terreno popolano, nel desiderio di stringerle a se’ per trovare conforto.

    Grazie per avermici fatto pensare.

    # Per ora siamo ancora fuori sede. Se
    rientriamo, faccio un sms per poter partecipare alla passeggiata.

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