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16 Settembre 2020
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18 Settembre 2020

punto zero

Sentiero Italia tappa Q1: da Tufara (gps 41.481770, 14.946972) a Decorata (gps 41.411089, 14.880934)

Lunghezza del percorso km 19,1; guadagno/perdita in elevazione 1.251 / – 929 metri; quota massima: 995 metri, quota minima 337 metri.

Centri attraversati: Tufara, Decorata.

Pernotto e cena: Taverna dei benedettini (0824 930023).

10 settembre. Usciamo ben presto da Tufara, dapprima scendendo per Macchialonga e poi risalendo verso il crinale di Toppo di Rocco dove incontriamo un’antica croce. Oggi si cammina per un bel pezzo sul crinale che funge da confine tra la Campania e il Molise.

Camminando sulla cresta hai costantemente la visione d’insieme, vedo le propaggini appenniniche della provincia beneventana e insieme le dolci colline della provincia di Campobasso. Una condizione del genere ti induce a correggere l’esclusività dello sguardo con l’inclusività della visione panoramica. Parteggiare, schierarsi, scegliere sono tutti verbi esclusivi. Ogni scelta comporta necessariamente una non scelta. Sosteneva Kierkegaard che ogni scelta che sì è una scelta che no, nel senso che quando scegliamo qualcosa per forza non scegliamo qualcos’altro. E allora perchè non mantenersi nel punto zero – come lo chiamava il filosofo – ovvero quello precedente la scelta? Dobbiamo interpretare questo comportamento come una mancanza di coraggio, di carattere – l’accusa fatta a Cartesio per il precetto del conformismo della sua morale provvisoria – o come il desiderio di correggere la forza divisoria della nostra ragione con l’inclusività del sentimento?

Interrompiamo il nostro cammino con due pause nei boschi, prima nel bosco Pianella e poi nel maestoso bosco Mazzocca. L’ingresso in un bosco può produrre reazioni contrastanti: paura per l’ombra (la nostra parte oscura ci inquieta sempre) e senso di protezione (il naturale bisogno di casa). Probabilmente dopo la visione dei grandi spazi camminando sulla cresta, dopo la costante esposizione alla calura del sole, dopo le intense percezioni interiori prodotte dalla bellezza del paesaggio, abbiamo bisogno di rinchiuderci in un alveo protettivo per elaborare quanto vissuto, ed il bosco viene a soddisfare il nostro bisogno.

La nostra meta oggi è il piccolo borgo di Decorata, in Campania. Decorata viene definita una colonìa: infatti gode di una particolare autonomia amministrativa retaggio della sua storia. In Italia c’è un solo altro borgo, in Friuli, che gode della stessa prerogativa. Il borgo sorto nell’XI secolo attorno ad una cella benedettina – ancora oggi la chiesa, che sorge su una piccola collina, costituisce il centro catalizzatore del nucleo abitativo – , è poi passato di mano in mano a vari feudatari. Nel medioevo quando un signore acquistava un feudo diventava proprietario delle persone e cose ivi contenute e di qui il suo diritto d’imporre gabelle, tasse. In un ultimo passaggio di proprietà del feudo di Decorata, l’acquirente intendeva espellere tutti i coloni dalla proprietà. Questo proposito del signore scatenò la reazione dei coloni che intrapresero un’azione giudiziaria che si sarebbe risolta solo dopo molti anni con la concessione di un quarto del feudo ai coloni nella forma di una proprietà comune (non privata assegnata a singoli). Ciò fa la particolarità di Decorata: in un sistema capitalistico-liberale come il nostro dove il nucleo fondante è la proprietà privata, in questo borgo la proprietà comune gestita da un organismo democraticamente eletto sovrasta le proprietà private dei singoli.