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18 Settembre 2022

il tutto avvolgente

Via Francigena-Micaelica: da Lucera (41.50817, 15.33526) a San Severo (41.68618, 15.38012)

Lunghezza del percorso km 23,5; guadagno/perdita in elevazione 290 / – 470 metri; quota massima: 282 metri, quota minima 56 metri.

7 settembre. Come intendere l’“oltre” verso cui tendo? Ho l’impressione  che la domanda di senso connaturata al mio esistere – come posso essere me stesso? – abbia a che fare con questa esperienza.

Nella tradizione i nomi dati a questa esperienza sono stati tanti: lo Spirito, l’Assoluto, il Tao, il Nulla, il Dio, l’Uno, la Trascendenza, il Principio. C’è, forse, un termine, però, che riesce a comprenderli tutti, “l’essere” . E’ il termine che usiamo quando vogliamo indicare la realtà fondamentale di una cosa, ciò che fa essere quella cosa proprio quella cosa. E’ il carattere che attraversa e accomuna tutte le cose.

Ed allora, possiamo dire che diventiamo uomini nel senso più profondo, solo in armonia e in rapporto con l’essere attraverso il quale e nel quale siamo. Non è possibile un’esistenza autentica senza trascendenza.

Ma pur essendo il fondamento di tutto, l’essere non è alla portata di tutti. Certo la nostra volontà di potenza potrebbe costringerlo, definirlo, imprigionarlo, irrigidirlo, ma non sarebbe più l’essere, sarebbe solo un simulacro dell’essere. L’essere rischia di diventare una cosa tra le cose quando la nostra volontà di potenza vuol farne un oggetto da trattare alla stregua degli altri oggetti del nostro pensiero, piegandolo ai principi della razionalità (identità e non contraddizione, causalità).

L’esperienza dell’essere è nell’attimo che non fa in tempo ad essere che è già finito, l’attimo della meraviglia e dello stupore.

L’essere è come la natura inaccessibile, ma che allo stesso tempo mi abbraccia nella sua strapotenza; è come l’eternità della natura che si manifesta nell’ebbrezza del divenire. E’  come l’assolutamente altro in cui sento la familiarità della casa. E’ ciò che avverto come una totalità perché è più grande di ciò che posso concepire, ma è anche ciò che sento come il legame terreno del mio esistere. E’ il tutto vivente che è madre a cui mi affido e demonio che mi spaventa.

L’essere si annuncia quando sento di essere più di quello che so di me; quando – guardando un’opera d’arte o lo spettacolo della natura – intuisco qualcosa che va oltre la realtà empirica e la costruzione intellettuale; quando la fugacità dell’esistere al posto di annichilirmi mi apre alla possibilità.

C’è stato un periodo nella storia in cui il pensiero non padroneggiava ma ascoltava, non chiudeva in significati definiti ma apriva a significati antinomici, non si cristallizzava nella chiusura ma manteneva l’apertura dell’attesa. E’ il pensiero della meraviglia che nasce da ciò che ci trascende e, trascendendo, stupisce. E’ un pensiero che intende l’ essere come un Tutto Avvolgente che comprendendo e delimitando ogni cosa, sempre si sottrae ad ogni tentativo di comprensione e limitazione.

Anassimandro lo definiva apeiron, l’indeterminato, ciò che sfugge alla misura, al limite: esso ha una natura onnicomprensiva nel senso che abbracciando fornisce l’essere alle cose.

Per Eraclito era il logos che ospita al suo interno l’opposizione; quell’armonia invisibile, ospitale perché accoglie l’unità degli opposti.

In Parmenide era l’einai , ciò che tutto comprende in quanto unità in cui l’opposto è ospitato: il fondamento di tutto è l’unità dell’essere; la diversità è solo apparenza.

Per Buddha il brahman  è la trascendenza immanente che ad un tempo possiede e trascende ogni determinazione che estingue con un soffio: all’essere si accede staccandosi da ogni determinazione attraverso la rinuncia, proiettando lo sguardo sull’essere e non sull’ente.

Per Lao-Tzu il tao di è il fondamento degli enti nel senso di una totalità onnicomprensiva: esso é l’essere autentico che è in ogni ente, ma anche il non-essere che fa essere ogni ente; non c’è cosa che il tao non faccia, eppure non si fa notare; esso è al di là del bene e del male.

(3 – continua)

Dal castello di Lucera si scende attraverso una pineta fino ad incrociare prima il torrente Salsola e poi il Casanova; dopo circa un km si imbocca una sterrata in direzione NE fino al torrente Triolo. Attraversato il ponticello si prosegue su una pista sterrata, parallela alla provinciale 109, che coincide con l’antico braccio tratturale Pozzo delle Capre-Triolo – collegamento tra i due grandi tratturi Aquila-Foggia e Celano-Foggia -: si supera il canale Pontesano; si fiancheggia la masseria Faralla; si attraversano i canali Santa Maria e Ferrante. Giunti all’incrocio con la tangenziale di San Severo, ci si immette, verso sx, su una sterrata che si sviluppa sul tracciato del tratturo Aquila-Foggia; lo si percorre per circa un km. Si attraversa, quindi, la tangenziale e percorrendo via San Rocco si arriva a San Severo.

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