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diventare sé stessi

Cammino Basiliano: da Bivongi (38.48181, 16.45280) a Crochi (38.39413, 16.36476)

Lunghezza del percorso km 27,2; guadagno/perdita in elevazione +1.265/ –1.201 metri; quota massima 660 metri, quota minima 163 metri.

Centri attraversati: Titi, Valenti, Campoli, Calatria, San Nicola

Pernotto e cena: Eremo delle Querce (0964 833 406)

12 ottobre

Illusione ottimistica del futuro?

La speranza non può essere ingenuamente questo.

La speranza riguarda il presente,

Un presente che vuol essere autentico,

E che per esser tale

Deve aver a che fare con l’orizzonte dell’oltre.

Abito la dimensione della speranza

Quando non mi chiudo in ciò che oggettivamente sono

– corpo, relazione, prestazione, passato –

Per ricercare l’autentico me stesso.

Devo oltrepassare gli schemi

Perché sono qualcosa di più

Di tutto ciò che di me posso sapere.

Conoscere me stesso

Non è semplicemente vedere come in uno specchio cosa sono,

Ma é diventare sé stesso.

Oltre la manifestazione di ciò che sono,

Mi oriento verso la creazione di me.

Solo nella trascendenza

Ho speranza

Di cogliere l’autentico me stesso.

(precedente – speranza 3 – seguente)

Da Bivongi – seguendo una scorciatoia – si sale a Pazzano e qui in prossimità della Fontana Vecchia si imbocca la SP 89. La si percorre per 3 km fino a prendere una asfaltata a destra con la quale si giunge all’abitato di Titi e poi a quello di Valenti sulla vallata della fiumara Precariti. Attraversato il letto della fiumara, il cammino prosegue passando per l’abitato di Campoli. Continuando sul sentiero sterrato che scende a valle, si raggiunge la frazione di Calatria prima di attraversare il fiume Allaro. Subito dopo si passa per il paesino di San Nicola presso cui potrebbe esserci la possibilità di essere ospitati all’Eremo di Sant’Ilarione accolti da Frédéric Vermorel eremita. Si continua a salire seguendo l’asfaltata e dopo aver scollinato, si raggiunge ed attraversa la fiumara Amusa. A poca distanza c’è l’Eremo delle Querce.

1 Comment

  1. roberta ha detto:

    Lasciamo Bivongi, Pazzano e Stilo adagiata sulle falde del monte Consolino, sopra la fiumara dello Stilaro in posizione solatia e con bella vista sul mare. Questa tappa la ricordo per la varietà dei paesaggi: valli coltivate a ulivi e agrumeti, poi le montagne che si susseguono creando valli strette e lunghe verso il mare. Incontrate tre fiumare: Precariti, Allaro e Amusa. Piccoli borghi poco abitati. E infine l’arrivo al Piccolo Eremo delle Querce, gestito dalle Sorelle di Gesù, una comunità di 5 suore che seguono la regola basiliana. I cardini della comunità sono la preghiera, il lavoro, lo studio, la cura dei poveri, l’accoglienza e l’iconografia lungo i sentieri della Bellezza, nell’intreccio dell’arte e della fede. La comunità ha preso possesso dell’Eremo nel 2006. Allora c’era solo il santuario dedicato alla Madonna appena sopra la fiumara Amusa e una chiesa-cenobio di campagna. Da lì sono partite queste suore strappando all’abbandono ogni fazzoletto di terra intorno, così che sottobosco e roveti potessero divenire giardino irrigato. E questo giardino noi lo abbiamo trovato arrivando all’Eremo, costruito pian piano, curato e custodito con dedizione e sapienza, riconoscendo le antiche radici della propria terra, “rimanendo radicati e fondati in Cristo, saldi nella fede” nel ristoro incessante ” alla fonte dell’acqua della vita” come le suore stesse scrivono nel libro dedicato alla comunità (Il Divino e la Bellezza Redenta). Da questa ineludibile necessità dello spirito è affiorata un’intuizione che è diventata progetto e cammino d’ascesi: la ricerca costante della Divina Bellezza attraverso l’icona. Il frutto del progetto è il laboratorio di iconografia “Glikophilousa” dal greco-bizantino “del dolce bacio” e si riferisce all’icona della Madonna della tenerezza che tiene in braccio il Bambino nell’atto di darle un bacio sulla guancia. Il labratorio è un cenobio d’arte e di fede che si ispira alla memoria culturale e religiosa della Calabria bizantina. Coniuga la fedeltà alla tradizione e la creatività autentica sempre al servizio della Divina Bellezza. I corsi di iconografia diventano un percorso di spiritualità e tecnica dove l’icona diventa motivo di riflessione evangelica personale e per tutti. Suor Renata ci ha accompagnato nella visita del laboratorio raccontando tutto il percorso tecnico e sottolineando che l’icona è Parola di Dio a colori, non pittura ma scrittura, sacra perchè esprime il mistero dell’infinitezza di Dio.
    Tutta la vita della comunità, anche nelle piccole cose quotidiane, nell’ospitalità si ispira alla Bellezza come elevazione dello Spirito, come valore che trascende la nostra umanità.
    Affascinata da questa spiritualità vissuta, ho conservato un profondo ricordo di questo eremo sperduto sopra una fiumara e dell’incontro con la comunità. Mi è rimasto nel cuore questo luogo, la sua pace, il valore della tradizione bizantina e la bellezza radiosa delle icone.

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