"Il Trentino", 11 dicembre 2008
RECENSIONE del volume di Augusto Cavadi, In verità ci disse altro. Oltre i fondamentalismi cristiani, Falzea ed., Reggio Calabria 2008, euro 15,00
Giovedì 11 dicembre alle ore 15.00 presso la Sala degli Affreschi della Biblioteca comunale di Trento (via Roma 55) sarà presentato il volume di Augusto Cavadi, In verità ci disse altro. Oltre i fondamentalismi cristiani (Falzea ed., euro 15,00). Insieme all’autore, filosofo e teologo, sarà presente anche Marcello Farina, docente presso il Corso di laurea in Filosofia e presso l’Università della terza età. Il testo offre molti spunti di dibattito e di approfondimento intorno temi che si collocano a metà strada tra le problematiche teologiche e la riflessione più propriamente filosofica.
«Perché non possiamo non dirci cristiani» recitava il titolo di un noto saggio di Benedetto Croce del 1924, che metteva in luce l’appartenenza – consapevole o meno, assunta esplicitamente o polemicamente confutata, ma in ogni caso inevitabile – a tradizioni culturali e a forme di vita comuni, dove anche il culto e il rito sono espressione dell’identità di una particolare comunità storica. Ma oggi, a distanza di quasi un secolo dall’opera di Croce, quale senso assume l’evidenza di questo legame? E, soprattutto, è il caso di enfatizzarlo? Il contesto storico in cui ci troviamo a vivere, infatti, ci mostra sempre più di frequente un malinteso ricorso alla religione come approdo identitario e le tragedie a cui può portare quando la fede viene strumentalizzata dal fondamentalismo e quando (come ha messo bene in luce un recente libro di Amartya Sen, Identità e violenza, Laterza 2007) si traduce in violenza.
Nei contesti sociali del nostro tempo, sempre più differenziati e complessi, si intersecano fedi confessionali eterogenee, che cercano le difficili strade di una possibile convivenza quotidiana. Questi processi epocali richiedono un profondo ripensamento dell’orizzonte valoriale e il costante ricorso ai principi della tolleranza e del rispetto reciproco. Ma il richiamo dei principi-cardine della nostra tradizione illuminista moderna è sufficiente per favorire una pacifica coesistenza? Non è forse necessario anche operare per il superamento dei particolarismi religiosi e compiere un salto oltre la dimensione dogmatica della nostra religione/ di tutte le religioni? Se ogni Chiesa pretende di possedere la chiave dell’accesso all’unica Verità, il compito che la storia richiede agli uomini del nostro tempo (di trovare le forme di una possibile via di comunicazione e di intesa, al di là delle differenze) diventa inevitabilmente difficile, se non impossibile.
Le strade per superare i particolarismi possono essere suggerite da quella facoltà che secondo le filosofie di ogni tempo caratterizza la natura umana: il lògos, inteso come ragione e come linguaggio, come istanza di universalizzazione e come desiderio di comunicazione. Oltre le Chiese dei dogmi, dunque, verso la ricerca di un terreno comune a tutte le religioni. Con gli strumenti che la filosofia può offrire. Una filosofia, però, a sua volta capace di accogliere le domande insopprimibili presenti nel cuore dell’uomo. L’affermazione di Croce potrebbe forse essere così riformulata: «Perché non possiamo non dirci religiosi» Lo stesso problema che si è posto il laico Norberto Bobbio pochi anni prima di morire : «L’unica cosa di cui sono sicuro, […] è che io vivo il senso del mistero, che è comune tanto all’uomo di ragione che all’uomo di fede. Questo profondo senso del mistero che ci circonda è ciò che io chiamo religiosità» (N. Bobbio, Religione e religiosità, in «Micromega» n. 2, 2000, p. 7).
Il libro di Cavadi, con una operazione di ricostruzione storica della regione cristiana, puntualmente e accuratamente documentata, auspica un ritorno al senso originario del messaggio di Cristo, che non può essere ridotto a un sistema di norme e di precetti, ma che è (e volle essere) una testimonianza dell’Amore: «Il linguaggio cristiano è dunque autentico quando, e solo se, è il linguaggio dell’amore» (p. 189).
MARIA LUISA MARTINI